| |
Lavoro:
restauro monumentale
Committente: parrocchia di San Giovanni in Monte
Direzione: Soprintendenza per i Beni Architettonici
e per il Paesaggio di Bologna
Tipologia dell'opera: facciata monumentale
Ubicazione: Comune di Bologna
Datazione: seconda metà del XV sec.
Materiali: cotto e arenaria
CENNI STORICI
La
chiesa oggetto di questo intervento, nota come Chiesa
di San Giovanni in Monte, è ubicata in piazza
San Giovanni in Monte al n. 3, accanto all'antico Monastero
attualmente sede di alcuni dipartimenti universitari.
Si tratta di uno degli esempi di architettura religiosa
di maggiore entità per caratteristiche architettoniche,
pregio delle opere artistiche e importanza della città
di Bologna.
Le vicende costruttive sono piuttosto complesse, essendo
un edificio le cui origini sembrano risalire già
al XI secolo. La facciata, oggetto dell'intervento,
risale alla seconda metà del XV secolo (il modello
è di Domenico Berardi da Carpi: a. 1474), e sembra
riprendere le linee architettoniche dei tipi veneto-ferraresi
(RICCI-ZUCCHINI 1976).
Le particolari forme della facciata la distinguono dal
resto dell'architettura ecclesiastica bolognese di quel
periodo, conferendole una particolare linea che è
stata mantenuta nel tempo, nonostante i ripetuti interventi
di restauro. Due di questi interventi sono documentati
nel corso del XIX secolo (aa. 1824 e 1844); nel '900
invece si procedette a numerosi interventi: due prima
degli eventi bellici (aa. 1904 e 1914) finalizzati al
ripristino delle cimase e di alcune cornici, ed uno
dopo le incursioni aeree del 1944. In quell'occasione
infatti la chiesa subì notevoli danni, soprattutto
in corrispondenza delle cappelle, del protiro e del
voltone d'ingresso laterale, e questo portò all'esecuzione
di un intervento seguito direttamente dall'allora Soprintendenza
ai Monumenti negli anni 1947-1950.
STATO
DI CONSERVAZIONE E ANALISI DEL DEGRADO
La facciata della Chiesa di S. Giovanni in Monte è
costituita da due tipologie di materiali: il cotto e
l'arenaria. Il materiale utilizzato in modo più
rilevante è il cotto, che costituisce sia il
paramento murario che alcuni elementi decorativi presenti
in prossimità delle aperture. L'arenaria invece
è stata impiegata per la definizione di elementi
architettonici: cornici, architravi, colonne.
Per poter intervenire con un restauro corretto ed adeguato
è stata eseguita in fase preliminare una analisi
del degrado corredata da documentazione grafica e fotografica
che permettesse di identificare le tipologie di degrado
presenti e di determinarne caratteristiche, localizzazione
ed entità.
In primo luogo si è proceduto con un esame autoptico
del paramento che ci ha consentito di determinare macroscopicamente
le diverse tipologie ed aree di degrado e di definire
le aree di prelievo dei campioni da analizzare in laboratorio
ed il tipo di analisi da effettuare. La scelta di tali
campioni è stata fatta con lo scopo di avere
la maggiore rappresentatività della natura e
dello stato di conservazione dei materiali costituenti
la facciata: sono state eseguite analisi mineralogico-petrografiche
e fisico-chimiche
Sul paramento murario in cotto è risultata la
presenza di depositi di varia natura, soprattutto in
corrispondenza delle zone non interessate da dilavamenti,
ove comparivano più persistenti e tenacemente
coesi i depositi di agenti inquinanti, quali guano e
polveri. Altro fattore di degrado derivava dalla presenza
di formazioni di muschi e licheni radicati all'interno
della muratura, in prossimità delle zone interessate
da depositi di acqua. Le piogge hanno deteriorato i
leganti delle malte di allettamento del paramento provocando
un evidente disgregamento degli stessi. Questo, unitamente
al fenomeno del congelamento dell'acqua, assorbita e
trattenuta all'interno dei materiali, avrebbe potuto
causare a breve termine un pericoloso ed irreversibile
processo di disgregamento e perdita di materiale originale.
Nella facciata inoltre erano chiaramente evidenti ampie
fessurazioni verticali che necessitavano di un tempestivo
monitoraggio e di interventi localizzati di pulitura
e risarcimento conservativo. Il paramento murario in
cotto era interessato anche da rifacimenti che sono
stati analizzati singolarmente per individuarne i materiali
costitutivi ed il grado di conservazione, al fine di
procedere al mantenimento o alla demolizione degli stessi
(Fig.1).
 |
| Fig.
1: Chiesa di San Giovanni in Monte, facciata,
paramento in cotto, particolare del degrado prima
del restauro. |
Gli
elementi in arenaria, a causa della loro natura, sono
stati anch'essi notevolmente danneggiati da vari fenomeni
di degrado. La continua esposizione agli agenti atmosferici,
causa prima di dilavamento, di assorbimento capillare
e di deposito di acqua, ne hanno profondamente alterato
la natura. In particolare le piogge hanno intaccato
la coesione della pietra, provocando fessurazioni ed
esfoliazioni di notevole entità che hanno portato
all'indebolimento e, a volte, al distacco di porzioni
originali. Le superfici sono state inoltre interessate
da fenomeni di annerimento più o meno consistenti.
La calcificazione dei depositi organici ed inorganici
presenti su di esse ha infatti causato la formazione
di croste molto tenaci in corrispondenza delle zone
più protette dal dilavamento dell'acqua piovana.
Anche l'arenaria, come le superfici in cotto, presentava
rifacimenti eseguiti con materiali cementizi, incompatibili
per natura e composizione con i materiali originali
(Fig.2).
 |
| Fig.
2: Chiesa di San Giovanni in Monte, facciata,
modanature in arenaria, particolare del degrado
prima del restauro. |
Su tutta la facciata si notavano inoltre consistenti
colature di ossidi di rame, causate dalla presenza di
coperture metalliche delle parti in aggetto (Fig.3).
 |
| Fig.
3: Chiesa di San Giovanni in Monte, facciata,
particolare della zona superiore dopo il restauro. |
BIBLIOGRAFIA
RICCI-ZUCCHINI 1976, C.RICCI, G. ZUCCHINI, "Guida
di Bologna", Bologna, ristampa anastatica, p. 46.
INTERVENTO
DI RESTAURO
L'intervento
di restauro è stato calibrato sulla base dei
risultati ottenuti dall'analisi del degrado eseguite
nella fase di progettazione dell'intervento. Lo scopo
era quello di eseguire un restauro conservativo della
facciata costituita da materiali tipici dell'edilizia
bolognese: il paramento murario in cotto ed elementi
decorativi in arenaria e cotto lavorato, che presentavano
segni più o meno evidenti di degrado ma che,
in tutti i casi, necessitavano di un intervento di consolidamento
e pulitura. Si sono quindi differenziate le operazioni
sulla base dei diversi materiali e tenendo conto delle
differenti patologie di degrado presenti.
L'intervento sull'arenaria è stato eseguito per
fasi operando prima una pulitura superficiale e successivamente
un preconsolidamento che ha permesso di procedere alla
pulitura più approfondita. La pulitura è
stata effettuata mediante un primo lavaggio con acqua
nebulizzata per la rimozione dello sporco più
decoeso. Successivamente è stato necessario un
secondo intervento ad impacco localizzato per la rimozione
di "croste nere" particolarmente resistenti
che non erano state rimosse con la pulitura precedente.
In questo caso non era possibile l'asportazione totale
del materiale sovrammesso con l'utilizzo della sola
acqua nebulizzata in quanto i tempi di applicazione
troppo lunghi avrebbero indebolito la pietra.
Dopo aver eseguito gli opportuni risarcimenti abbiamo
proceduto alle operazioni di consolidamento finale per
garantire la durata nel tempo dell'intervento effettuato.
Infine è stata eseguita una tonalizzazione delle
porzioni in arenaria mediante velature di colore per
uniformare esteticamente i diversi conci utilizzati
in opera costituiti da arenaria di differenti tonalità
dovute al reperimento del materiale da cave diverse
e da varie posizioni all'interno di una stessa cava.
La strategia di intervento sugli intonaci, presenti
soltanto in corrispondenza dei sottarchi e nel rosone
centrale della facciata ha previsto il loro mantenimento:
dopo un controllo preliminare per individuare le porzioni
distaccate dal supporto, è stato effettuato il
consolidamento delle porzioni originali mediante iniezioni
a bassa pressione di malta alleggerita priva di sali
solubili, la loro pulitura con acqua nebulizzata, la
reintegrazione delle lacune ed una tinteggiatura finale.
 |
| Fig.
4:
Chiesa di San Giovanni in Monte, facciata, modanature
in arenaria, particolare dopo il restauro. |
Sul paramento murario in cotto si è intervenuti
con un preconsolidamento delle zone esfoliate o mal
conservate al quale è seguita la pulitura delle
superfici In questo caso la rimozione dei sedimenti
superficiali è stata eseguita con l'utilizzo
di sola acqua nebulizzata in quanto con tempi di applicazione
piuttosto ridotti era possibile eliminare in maniera
soddisfacente le sostanze depositate sulla superficie.
Dove necessario sono stati operati dei risarcimenti
localizzati con malte compatibili con l'originale, quindi
è stato possibile eseguire il consolidamento
di tutta la superficie. In ultimo tutta la superficie
della facciata è stata protetta con un idrorepellente
non filmogeno e traspirante (Fig.4, Fig.5).
 |
| Fig.
5: Chiesa di San Giovanni in Monte, facciata,
veduta generale dopo il restauro. |
|